Pierrot le Fou

Personal Infos
Name: 
Settembrini
First Name: 
Laura
Category: 
cult
Language: 
Italian
Pierrot le Fou

Pierrot le Fou, alias Il bandito delle undici, è un film complesso, difficile da comprendere a causa dell’assenza di linearità narrativa e della presenza di ellissi temporali che sorprendono e stordiscono lo spettatore. La messa in scena è scandita tra accelerazioni improvvise e sequenze vuote, che servono per mostrare cosa accade tra un’azione e un’altra, rivelando i silenzi, le attese, le tensioni tra i personaggi, mostrando in poche parole la vita. Godard mostra la confusione, il disorientamento dell’animo umano attraverso una struttura narrativa che non procede in ordine cronologico, ma che avanza e si sviluppa per frammenti, per singulti, attraverso una suddivisione in capitoli arbitrari. Il carattere disarticolato e disomogeneo dell’opera è funzionale a mostrare l’inafferrabile indeterminatezza dell’animo umano, così sfaccettato e poliedrico, e a ostentare l’ambiguità del reale, presentata come un enigma da risolvere e ricostruire a partire dai tasselli forniti.

La trama si potrebbe semplicemente ricondurre al viaggio intrapreso da Ferdinand, chiamato Pierrot dalla sua compagna Marianne, che fugge con lei ribellandosi alla sua vita agiata e borghese. In questo modo però si riesce a dare un’idea troppo approssimativa e astratta del film, perché Pierrot le Fou è questo, ma è anche molto altro. È un film sul cinema, sull’arte, sulla letteratura, sulla vita, sulla memoria, sulla libertà. È un film sull’importanza delle parole e allo stesso tempo su quella dei sentimenti. È un film sulla vita, ma anche sulla morte, sull’accettazione e sul rifiuto, sulla fiducia e sul tradimento, sull’assenza di azioni e sull’iperattività. È un film sugli opposti che si attraggono, pieno di contraddizioni, di incertezze, di incomprensioni, di fraintendimenti, di giochi di parole. È una provocazione, tiene a distanza lo spettatore che non riesce a coinvolgersi nella vicenda, che ne rimane distaccato e disorientato, ma al tempo stesso lo interpella con le confessioni dei personaggi mediate dagli sguardi in macchina. È una ribellione, oltre che dei personaggi, del regista stesso, che manifesta uno spontaneo grido di libertà, un rifiuto dai rigidi e costrittivi schemi narrativi a cui dovrebbe attenersi. Molteplici sono le citazioni di opere letterarie, artistiche e pittoriche omaggiate nel film, tante da sfuggire persino a un’esaustiva catalogazione. È un film che svincola, che non si lascia intrappolare in una classificazione, è un road movie, è un noir, un musical, un gangster movie, forse è tutto questo o nulla di tutto questo. È un film sul passato, sulla memoria, ma anche sul futuro, sulla speranza. È un film sulle azioni e al contempo un film in cui non succede nulla. È un film sulle parole, sulle immagini e sul colore. È un film sull’imprevedibilità e sulla complessità dell’animo umano, sulla realtà e sulla messa in scena dell’artificio, del fittizio. È un film che lascia dubbi, misteri irrisolti, che spinge e induce lo spettatore, rimasto attonito e incredulo, a una riflessione. È un film che stupisce e che inquieta, che mostra e non dimostra.

Pierrot le Fou è tutto questo e molto altro ancora, è un film che lascia interdetto lo spettatore, con un senso di incompiutezza e inafferrabilità, di smarrimento e incomprensione, ed è proprio questo aspetto che fa grande questo film. Poco importa se non si è riusciti a ricostruire l’intreccio, se sono rimaste delle vicende in sospeso, anzi, è proprio questa la sua forza inarrivabile e impareggiabile.