Giro di lune tra terra e mare: una lezione di geografia

Personal Infos
Name: 
Pulsoni
First Name: 
Gianluca
Category: 
cult
Language: 
Italian
Giro di lune tra terra e mare: una lezione di geografia

Nel cinema contemporaneo italiano, fra i film migliori, e allo stesso tempo più dimenticati, c’è sicuramente Giro di lune tra terra e mare di Giuseppe M. Gaudino. Una pellicola da recuperare, sia per la sperimentazione di linguaggio dell’opera, sia per la rappresentazione anti-convenzionale di molti temi. A questo proposito, il film si offre come esempio italiano di una sorta di linea segreta di sperimentazione audiovisiva contemporanea sul paesaggio in relazione alla narrazione: una linea che, idealmente, potrebbe unire film altrimenti diversissimi fra di loro, come per esempio Elegia del viaggio (A. Sokurov, 2001) e La Vallée Close (J. C. Rousseau, 2000).

Nell’opera, strutturata ritmicamente come una sinfonia dodecafonica e, visivamente, come uno sito archeologico, osserviamo la bal(l)ade di una famiglia di pescatori fra le aree campane del paese natale del cineasta, Pozzuoli (città, spiaggia, mare): un movimento instabile, iniziato per necessità di sopravvivenza ai fenomeni naturali del posto. A questo, si affianca una sorta di film supplementare, se non sotterraneo, composto di apparizioni dei personaggi storici e mitici vissuti o passati nel tempo proprio nella stessa città. Sono Nerone, Agrippina, la Sibilla, Pergolesi e tanti altri: sono la Storia che non passa e mette pressione ai vivi. Questi due film andranno poi a intersecarsi e contaminarsi, quindi, definitivamente, a trasformarsi. Come entrano in relazione? Gaudino offre la chiave, una chiave da leggersi per un più generale rapporto tra passato e presente, proponendo i luoghi come “connettori” capaci di convocare in momenti contigui, e dunque in azioni consequenziali, i personaggi della realtà assieme a quelli della Storia e del mito. Essi sembrano venire ri-configurati come luoghi della memoria, secondo la formula notoria dello storico francese Pierre Nora: luoghi di resti, spazi liminari, passaggi di tempo, occasioni per cui ogni spostamento diventa viaggio e, ogni viaggio, iniziazione e trasformazione, tanto di sé quanto del contesto che si attraversa. Può essere utile, al riguardo, una citazione, per testimoniare meglio “la poetica del frammento e delle rovine” del cinema di Gaudino: Il paesaggio diventa rovina, resto pittoresco, e ricade nell’ambito della natura, riducendosi a oggetto di una fruizione estetica, contemplativa o ludica. Il paesaggio da “milieu de mémoire” si trasforma in oggetto estetico e “luogo di memoria”, la faglia epocale che lo distanzia dal presente lo circonfonde di un’aura che lo rende inavvicinabile e unico, come un ricordo. È per questo motivo che ad esso, come agli oggetti del passato che hanno perduto per noi il loro contesto e il proprio significato o persino la propria intelligibilità - com’è spesso il caso dei segni e dei resti più antichi - si accede attraverso lo sguardo estetico, formato a cogliere l’aura che aleggia sui resti archeologici e l’intemporalità primordiale della natura (1).

Tale, evocato sguardo estetico in Giro di lune tra terra e mare “prospetta” un'idea di dialettica tra passato (storico, mitico) e presente (neorealistico, rovinoso) nella forma di una “crono-mappa” dove i luoghi segnati diventano rappresentazioni anacronistiche di coevità spazio-temporali. Una lezione per il cinema sull’importanza della geografia come immaginario tramite cui coniugare e declinare il vicino e il lontano, nello spazio e nel tempo dell’esperienza.

Note:
(1) L. Bonesio, Paesaggio, identità e comunità tra locale e globale, Diabasis, Reggio Emilia 2009, p. 140