Kick-Ass: il mito dell’eroismo fatto a pezzi

Personal Infos
Name: 
Alù
First Name: 
Marianna
Category: 
cult
Language: 
Italian
Kick-Ass: il mito dell’eroismo fatto a pezzi

“Perché nessuno ha mai provato a diventare un supereroe?”. Questa è la domanda che Dave Lizewkski, adolescente di New York in piena tempesta ormonale, si pone prima di decidere di comprare una tuta da sub su internet e crearsi un alter ego col nome di Kick-Ass. La risposta non tarda ad arrivare: durante il suo primo tentativo di fermare due criminali si becca una coltellata allo stomaco e poi viene investito da un pirata della strada; ecco cosa impara: “nella realtà fare l’eroe fa male alla salute” (dice il boss mafioso interpretato da un azzeccato Mark Strong). Questo però non basta a fermare Kick-Ass, perché anche se non ha i superpoteri ed è impacciato, continua a combattere il crimine, o almeno ci prova, influenzato dalla fama raggiunta grazie al web e affiancato dall’allenata coppia di vigilanti Big Daddy (una bella prova di Nicolas Cage) e Hit Girl, padre e figlia undicenne.

Adattamento di un recente fumetto già cult, Kick-Ass è l’azzardo del regista Matthew Vaughn, che rischia il tutto per tutto producendo una pellicola dalla narrazione a più livelli che punta a sorprendere lo spettatore dopo una stagione di film stereotipati che sembrano usciti dalla catena di montaggio. Su una cornice che aderisce al genere delle commedie adolescenziali (i classici teen movies), Kick-Ass è allo stesso tempo una parodia, un’opera di nobilitazione del genere cinematografico dei supereroi, ma anche un manuale da intenditori che affronta metalinguisticamente l’universo delle trasposizioni fumettistiche sul grande schermo e che per questo non può non essere pieno di citazioni, eroiche e non, da Superman e Spiderman fino a Taxi Driver. Vaughn fa in questo senso quello che Wes Craven ha fatto per l’horror e John McTiernan per i film d’azione con il suo Last Action Hero. Il film è spiazzante per la sua violenza (ci ricorda Wanted, figlio di un’altra graphic novel dell’autore Mark Millar), il turpiloquio e per quei dettagli che, se non servono a criticare, aprono gli occhi sulla nostra società: il pirata della strada, il testimone di una rapina che fa finta di non vedere, la polizia comprata dalla mafia, e gli stessi adolescenti che si guardano un pestaggio dal vivo o su youtube come fosse l’ultima trovata cinematografica. Qui il supereroe viene trascinato nella sfera del reale, nella fisicità concreta del corpo umano che subisce, soffre, sente dolore e a volte muore, quella sfera già esplorata con i vigilanti di Watchmen.

La sceneggiatura di Vaughn e Jane Goldman cambia spesso i registri, repentinamente e temerariamente. Kick-Ass è ironico, umoristico, drammatico, un gangster movie che strizza l’occhio un paio di volte a Tarantino, soprattutto musicalmente, ed è anche un romanzo di formazione, perché la storia si evolve come il nostro Dave fino a farlo diventare un vero eroe, conferendo alla pellicola tutte le caratteristiche del genere. Ecco dove la prova del regista riesce, nell’armonica dissonanza dei suoi registri, nella profonda analisi dei comic movies e dei loro protagonisti, nel creare un forte spirito di disillusione nei confronti dell’eroismo risolto poi attraverso la tipica ricerca del riscatto personale, nella peculiarità dei suoi eroi, che ci sembrano più veri e tangibili di quelli di prima generazione, di cui abbiamo letto e su cui abbiamo fantasticato, superdotati ma surreali. Perché se c’è una cosa che Kick-Ass ci insegna è che Superman non esiste ma i cattivi sì, e non è vero che senza potere non si ha nessuna responsabilità. Quindi, chi è pronto a mascherarsi?