Sotto il segno del pipistrello: loghi, simboli e maschere nel Batman di Christopher Nolan

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Name: 
Badella
First Name: 
Daniele
Category: 
in deep
Language: 
Italian
Sotto il segno del pipistrello: loghi, simboli e maschere nel Batman di Christopher Nolan
Joker: la maschera del dolore
Il logo del pipistrello: l'identità sfuggente di Batman

Inizio di Batman Begins (2005). Breve ma illuminante parentesi extradiegetica: compare il logo Warner Bros., immerso in una cupa tinta grigio cenere, poi l’immagine si oscura. Dallo schermo nero echeggia lo stridore acuto di uno stormo di pipistrelli, che invadono la scena svolazzando all’impazzata. Sullo sfondo un tiepido sole. Per un brevissimo istante, gli animali si raggruppano a formare la sagoma nera e allungata di un pipistrello ad ali spiegate (il logo di Batman), e subito si dileguano nel buio. Incipit significativo che, a partire dal logo, tematizza la figura e l’identità di Batman come ambigua, indecifrabile e inafferrabile. Non si tratta di un logo marcatamente stilizzato, dai tratti netti e definiti, non è più un fedele calco inciso nella pietra (come nell’incipit di Batman di Tim Burton, 1989). La forma è invece imprecisa, i contorni sfumati, mobili e fluttuanti, proprio come il volo turbinoso dei pipistrelli che ne disegnano il profilo. Il logo simboleggia l’identità labile e incerta, instabile e sfuggente di Batman, sempre in bilico tra costruzione e disfacimento (il logo che appare e scompare in un attimo, Wayne Manor prima data alle fiamme e poi ricostruita).

L’identità incompleta del Batman di Nolan, per affermarsi, deve concentrare su di sé il dolore altrui, nutrirsi di oscurità e paura per volgerle contro coloro che le usano per depredare. La scelta del simbolo del pipistrello configura così al tempo stesso il sorgere del trauma (la caduta del piccolo Bruce nella grotta di pipistrelli) e il suo superamento (Wayne adulto che spaventa i criminali “vestito” della sua stessa paura infantile). Il simbolo della paura è allora il medesimo (il pipistrello), sia per l’eroe che per i suoi nemici. Non c’è mai contrapposizione netta, ma una ineliminabile complementarietà di fondo tra il bene e il male, tra l’eroe e gli antagonisti. Ne è un esempio concreto, in Begins, il bat-segnale “improvvisato”: la sagoma del pipistrello proiettata in cielo, abbozzata, opaca e offuscata, è ottenuta con il corpo del boss Falcone incatenato a braccia distese su un grosso faro puntatore. Batman può definire sé stesso e il suo scopo solo lasciandosi compenetrare dalla controparte malvagia, arrivando ad inglobare il male come parte integrante, costitutiva e fondativa del suo simbolo, quindi della sua identità. In The Dark Knight (2008), subito prima del prologo, la sagoma del pipistrello emerge da nubi oscure e fiammeggianti, il fumo nero di un’esplosione: anche qui il logo è inscritto nell’immagine del male, fuoriesce dal quel caos dinamitardo scatenato dal Joker. Il logo di Batman, dunque, in Nolan si sporca e si appanna, diviene un segno fosco e nebuloso, dai confini non tracciabili. In più, è un logo che si mostra e si eclissa, proprio come l’eroe che simboleggia: Batman vive in costante tensione tra presenza e assenza, tra nascita, caduta e rinascita, tra fuga e ritorno.

La genesi di Batman è fondamentalmente la storia della nascita del suo simbolo (il logo del pipistrello). Il cavaliere oscuro, nei film di Nolan, agisce infatti in relazione/contrapposizione con i suoi alleati/nemici prima di tutto nel territorio del simbolico, operando continui spostamenti. Nel corso della trilogia il cavaliere oscuro nasce, muore e rinasce simbolicamente: agendo come simulacro, è l’unico che può passare da un estremo all’altro e trasformarsi in un simbolo di segno opposto (prima eroe, poi minaccia e nuovamente eroe). Anche i villains in Nolan agiscono sul piano del simbolico. Non vogliono mai veramente eliminare fisicamente Batman. Più astutamente cercano di manipolarne la natura simbolica piegandola ai loro fini. Ra’s al Ghul vorrebbe farne la guida della setta delle ombre, farne cioè il simbolo del piano di distruzione totale di Gotham. Joker vuole liberarne la rabbia, l’istinto aggressivo latente, vuole farne il doppio mostruoso della sua follia delirante (“Non voglio ucciderti. Tu mi completi”, gli rivela apertamente). Due Facce elimina la sua stessa volontà, il suo potere decisionale, e affida la sorte di Batman ai simboli raffigurati sulla moneta. Per Bane, in The Dark Knight Rises (2012), Bruce Wayne è il simbolo della società dell’opulenza e del benessere che deve essere annientata. Pertanto lo getta, per contrappasso, in un pozzo-prigione, facendone il simbolo di ricchezza e potere decaduti.

Bane, in più, estromette Batman dal terreno dell’oscurità, in quanto la rivendica come ambito simbolico di sua esclusiva pertinenza, al contrario di Wayne che, nato negli agi, ci si è immerso solo successivamente (“Tu hai solo adottato le tenebre. Io ci sono nato”). La caratterizzazione dei villains è quindi prima di tutto simbolica. Joker in particolare si configura come simbolo di anarchia omicida allo stato puro. Di lui non si sa nulla, non ha nome, non ha passato, nessun documento ne certifica l’esistenza, appartiene solamente al suo piano di distruzione (“Non si tratta di soldi. Si tratta di mandare un messaggio. Tutto brucia”). Anche di Bane non sappiamo niente, è lui stesso a negare ogni sua possibile identità: alla domanda “Chi sei?” risponde “La resa dei conti di Gotham”, assimilandosi ad un ideale superiore (“Non importa chi siamo. Importa solo il nostro piano”). Selina Kyle, la gatta ladra, l’unico personaggio con un passato documentato (i numerosi precedenti penali), vuole azzerare la sua identità, con uno “smacchiatore” che cancelli la sua esistenza dalle banche dati: forse invidia la libertà auto-generativa, la capacità di trasfigurazione simbolica di altri villains, come Joker e Bane, che possono creare e riscrivere a piacere la propria storia tramite leggende e narrazioni (le cicatrici di Joker, la fuga di Bane dal pozzo).

Accanto agli elementi simbolici, in Nolan assume particolare rilievo la figura della maschera. “Teatralità e inganno sono armi potenti” è il motto di Ra’s al Ghul che Batman fa proprio: il cavaliere oscuro è conscio del valore simbolico che reca in sé la veste del pipistrello. La maschera è utile come strumento di protezione, per evitare ritorsioni sulla persone care a Bruce, ma ancor più importante è la sua carica simbolica: ognuno si può identificare nella maschera di Batman, “ognuno può essere un eroe”. Wayne utilizza tuttavia un doppio travestimento: dismessi i panni di Batman, continua a indossare una maschera di fronte a tutti, quella che, dietro il sorriso del seducente miliardario playboy, nasconde profondi tormenti interiori. Bruce adotta le maschere per soffocare il suo trauma, per nascondere il dolore, mentre i villains le impiegano per mostrare esplicitamente la sofferenza, per incarnarla sul loro viso. Joker, pur nella sua estrosa teatralità, non porta una maschera vera e propria: è già il suo stesso volto, segnato da tagli e cicatrici, ad essere una maschera del dolore e di brutali torture. Anche Bane, con la maschera respiratoria che lo tiene in vita, rende chiunque incroci il suo sguardo partecipe della sua malattia. Una maschera per sopravvivere dunque, ma di cui Bane, come Batman, valorizza anche la portata simbolica: “Finchè non ho messo la maschera non interessavo a nessuno”. Bane è inoltre uno svelatore di maschere fallaci, le disintegra: spezza il cappuccio di Batman e strappa l’effigie di Harvey Dent. C’è infine il dottor Crane, che con indosso la maschera sdrucita di Spaventapasseri innesca deliri allucinatori nelle sue vittime.

Il meccanismo del mascheramento è utilizzato da Nolan, ad un livello più sottile, con un espediente narrativo messo in opera nei tre film della saga: l’iniziale occultamento dell’antagonista principale, il supervillain con cui Batman si trova a dover fare i conti. Il prologo di The Dark Knight costituisce l’emblema, la perfetta sintesi di questo schema: un gruppo di rapinatori con maschere da clown assaltano una banca, ma presto si uccidono l’un l’altro, finchè resta il solo Joker a fuggire con il bottino. Allo stesso modo, nell’arco della trilogia, coloro che in principio sembrano essere i “cattivi” per eccellenza (Falcone, Spaventapasseri, Bane) si rivelano nient’altro che semplici pedine, ignari burattini che cadono uno dopo l’altro, come i clown della rapina, nella rete di un disegno criminale più grande, orchestrato da un oscuro mandante che, gettata la maschera, compare in scena solo nel finale (Ra’s al Ghul, la figlia Talia). Per concludere: cosa resta al termine di questi incroci tra segni, simboli, loghi e maschere? Nel finale di Rises si scopre il velo su un monumento celebrativo che raffigura il cavaliere oscuro: dopo aver assorbito il male, assaggiato la disperazione, re-imparato il dolore (la caduta e risalita dal pozzo), Batman riesce, postumo, a incarnare un simbolo granitico e inossidabile di eroismo, giustizia e speranza. I cittadini di Gotham possono finalmente credere in lui: “I believe in Batman”.