Persistencies of Sadness & Still Days: figure alla fine del paesaggio

Personal Infos
Name: 
Pulsoni
First Name: 
Gianluca
Category: 
review
Language: 
Italian
Persistencies of Sadness & Still Days: figure alla fine del paesaggio

Persistencies of Sadness & Still Days è uno degli ultimi e interessanti film, in ordine di tempo, che viene da uno degli scenari più vitali di produzione e ricerca cinematografica recente europea, l’Irlanda. In questo caso, più specificamente, dalle attività condotte dai due autori dell’opera, l’iraniano Rouzbeh Rashidi e l’irlandese Maximilian LeCain: filmaker il primo (www.rouzbehrashidi.com), fondatore dell’Experimental Film Society (www.experimentalfilmsociety.com); critico cinematografico, membro dello staff operativo del Cork Film Centre (www.corkfilmcentre.com) e filmaker il secondo (www.lecain.blogspot.it).

Del film, prodotto col supporto di un importante ente irlandese di residenza d’artista, la Guest House di Cork (www.theguesthouse.ie), è possibile vedere subito il trailer, reperibile in rete (http://vimeo.com/42064000) che ne mostra già lo stile, presentandoci un lavoro che, per usare un eufemismo, sarà difficile vedere per intero nei circuiti tradizionali italiani: di conseguenza, la speranza è di averne possibili proiezioni nei pochi festival seri che ci rimangono, quelli per intenderci dedicati a far conoscere opere indirizzate all’innovazione del linguaggio audiovisivo. Cosa mostra Persistencies of Sadness & Still Days? In quattro ore, strutturate in due parti, due sezioni di due ore ognuna, questo film sperimentale presenta una serie di potenziali e fluttuanti micro-narrazioni attorno a diverse figure umane e le loro azioni, prese e sospese come dentro un sogno, attraverso l’elaborazione di una colonna sonora molto particolare, capace di isolare, modellare, astrarre il realismo di molte riprese. Questo, a un primo livello di lettura: come se fosse un film che non evolve, ma scorre, composto da frammenti che si giustappongono nella loro intensità, lasciando interstizi e discontinuità. Di qui anche il riscontro col titolo.

Sembra però esserci un secondo livello di lettura da considerare, più profondo, che implica da un lato l’aspetto visuale dell’operazione di Rashidi e LeCain e dall’altro una considerazione teorica che può esserne alla base. Persistencies of Sadness & Still Days si presenta infatti come un lavoro che insiste nel dare risonanza alla costituzione materiale dell’interazione tra corpi e spazi messi in immagine, dentro una concezione del paesaggio assai particolare. Sia che si tratti di luoghi urbani o naturali, sia che si tratti di situazioni di interni o esterni, assistiamo a un marcata e personale operazione di modulazione ritmico-visiva su quegli spazi, resi via via più sfumati, oppure miniaturizzati, oppure visualizzati “artisticamente” (qua e là, come se ci fossero toni iperrealistici o addirittura, derive suprematiste). Come se appunto il paesaggio fosse alla stregua di tutti gli altri elementi del film: qualcosa da rendere materialmente finito. Forzando le cose, ma non poi così eccessivamente, si potrebbe anche parlare di “materialismo”, alla cui base sembrerebbe articolarsi il rapporto figura-ambiente secondo i due cineasti. Da una parte, la figura, filmata e presentata nella sua nuda vita, nel suo corpo, nelle sue azioni o gesti; dall’altra, l’ambiente, configurato alla fine come struttura da attraversare. Pieno e vuoto dunque, come poli estremi di una logica materialistica dello scarto continuo e della differenza interattiva, capace di rompere con le catene della rappresentazione simbolica delle cose.