Valerie and Her Week of Wonders. Che la fantasia di Jires salvi Murnau

Personal Infos
Name: 
Carradori
First Name: 
Simona
Category: 
cult
Language: 
Italian
Valerie and Her Week of Wonders. Che la fantasia di Jires salvi Murnau

È ormai noto come a partire dal 1819, con il romanzo di John Polidori, della macabra e affascinante figura del vampiro si sia fatto un così ampio uso da divenire purtroppo, molto spesso, un abuso. Sul grande schermo, le basi vengono gettate nel 1922 dal celebre Nosferatu, eine Symphonie des Grauens, ispirato all'opera di Stoker. Ha inizio così la lunga metamorfosi del vampiro nel cinema, dipinto e ridipinto nelle più svariate vesti: dallo spaventoso mostro del '22 ai raffinati cacciatori dei romanzi di Anne Rice, dal più umano Martin di Romero fino ai sensuali predatori di The Hunger, arrivando inesorabilmente alla figura del vampiro contemporaneo, che farebbe senza alcun dubbio rigirare nella tomba il povero conte Orlok.

Ma torniamo alla fine degli anni Sessanta, in Cecoslovacchia, dove l'ormai famoso in patria Jaromil Jires porta sul grande schermo uno tra i più degni eredi del celebre conte. Valerie and Her Week of Wonders è un film che se non brilla per fama, compensa di certo la mancanza in bellezza e raffinatezza. Questo prodotto si discosta dagli altri principalmente per i suoi toni leggeri, rintracciabili in primis nella stessa fotografia, che giocando il ruolo di estensione visiva di una continua altalena tra sogno e realtà, tra la fantasia di Valerie e la sua vita (per l'appunto, la trasposizione italiana del titolo è Le fantasie di una tredicenne), lo rende una sorta di fiaba onirica dalle sfumature horror. Gli eventi si susseguono in maniera caotica ed atemporale, quasi scissi l'uno dall'altro, come in una sfilata di immagini tratte da un film d'avanguardia degli anni Venti. Ma qui siamo in piena nouvelle vague, e l'opera di Jires, che a prima vista sembra non conoscere logica, ad uno sguardo più analitico mostra il filo che ne lega i pezzi: la semplice, per così dire, fantasia.

Valerie è la trasposizione di una realtà che, attraverso gli occhi di una ragazza, viene rimodellata dalla sua mente labile, vittima dei cambiamenti dell'età: la fantasia di una tredicenne non può essere guidata da una ferrea logica. Il senso della pellicola sta quindi nel rendere questa consapevolezza una chiave di lettura, lasciandosi andare al continuo flusso di immagini e sogni, senza opporre alcuna resistenza tentando di comprendere dove sia la verità e dove l'illusione. Tuttavia, è bene precisare che gli eventi acquistano il loro apparente nonsenso se osservati nel contesto del loro montaggio e della loro consequenzialità; presi singolarmente, svelano tutta la loro natura di vere e proprie allegorie dagli evidenti connotati morali, e talvolta, immorali. Il continuo attacco all'istituzione ecclesiastica che tocca tematiche anche attuali come la pedofilia, l'estremo fanatismo religioso che spinge gli abitanti di un paese a condannare al rogo una ragazzina per le menzogne di un folle prete: sono queste le sequenze in cui i toni si fanno cupi, accentuando di conseguenza la leggerezza che pervade, invece, non solo la quasi totalità della pellicola, ma anche le diffuse scene di erotismo incestuoso, quasi a rendere ancora più dura la provocazione alla Chiesa, al cui capo troviamo il simbolo del male per eccellenza: il vescovo vampiro, omaggio visivo all'Orlok di Murnau.

È sufficiente dunque un semplice sguardo di rimpianto al passato, ad un film come Valerie and Her Week of Wonders, per capire in quale profondo baratro l'attuale filmografia vampirica stia lentamente sprofondando, e date le circostanze, tredicenni o no, per noi fantasticare rimane ancora la migliore via d'uscita.