Il lato oscuro oltre l'arcobaleno: ritorno ad Oz

Personal Infos
Name: 
Zancato
First Name: 
Federica
Category: 
cult
Language: 
Italian
Return To Oz - Movie Poster by Drew Struzan

Nella memoria collettiva, la più rinomata trasposizione cinematografica del romanzo di L. Frank Baum, Il mago di Oz, resta la versione del 1939 della Metro Goldwyn-Mayer in cui un’intramontabile Judy Garland affronta un fantastico viaggio per giungere al cospetto del potente Mago di Oz. L’adattamento, in parte fedele al romanzo originale, porta in scena un mondo fantastico e variopinto, caratterizzato da curiose popolazioni pigmee, i Munchkin, e da quattro simpatici compagni di viaggio: il cagnolino Toto, lo Spaventapasseri, l’Uomo di Latta e il Leone Codardo. L’intera narrazione viene, inoltre, volontariamente trasposta in musical dagli studi della MGM con lo scopo di raggiungere il successo ottenuto dal lungometraggio Disney del 1937, Biancaneve e i sette nani e, possibilmente, di superarlo al botteghino. La sfida, determinata in parte dall’uso antinaturalistico del Technicolor, punta notevolmente sulle doti attoriali e canore della sedicenne Judy Garland che, attraverso l’interpretazione del celebre brano Over The Rainbow, infonderà al film un tono di speranza e calore imperituri.

Nel 1985, però, quasi a voler sfatare quel mito creato ben quarantasei anni prima, la Walt Disney Pictures produce Nel fantastico mondo di Oz, diretto da Walter Murch e basato sul secondo e terzo libro di L. Frank Baum: The Land Of Oz e Ozma Of Oz. Il clima è totalmente diverso e, sull’onda cinematografica del momento, la produzione sceglie di affrontare l’adattamento in chiave più matura e fedele al romanzo originale, realizzando un film cupo e mortifero che colpisce in primis proprio l’intoccabile Dorothy Gale. Innanzitutto, la nuova Dorothy, interpretata da Fairuza Balk, ha solo nove anni, quindi, un’età più vicina a quella della protagonista del romanzo. La bambina è quasi sempre impassibile: non canta, ha lo sguardo vitreo e talvolta assente, non si oppone alla volontà degli adulti e reagisce, quasi esclusivamente, all’interno del mondo di Oz. Durante i primi venti minuti del film viene imprigionata in clinica, legata al lettino con delle cinghie e sottoposta all’elettroshock terapeutico, fortunatamente, evitato all’ultimo. Il regno della Città di Smeraldo, in egual modo, non è più vivace e colorato bensì grigio ed in stato di abbandono, il sentiero di mattoni gialli è cupo e sconnesso e la popolazione che vi abita è stata pietrificata, e in parte decapitata, in seguito ad un maleficio. Non vi sono fate buone che proteggano il cammino, e i vecchi amici sono stati a loro volta pietrificati o trasformati in suppellettili dai cattivi di turno: insomma, ogni certezza sancita nel primo adattamento del 1939 viene meno. Sembra di rivivere quell’atmosfera di minaccia introdotta nel 1984 con La storia infinita e l’avanzare del Nulla sul regno di Fantasia, situazione che si riproporrà l’anno successivo con Legend e il Re delle Tenebre, nonché, due anni dopo, con il Re dei Goblin e la giovane Sarah all’interno di Labyrinth.

Ma il punto fondamentale, che distanzia quelle produzioni dal seguito de Il Mago di Oz, è che noi, su quella Terra, ci siamo già stati, abbiamo un preciso ricordo di ciò che ci spetta all’ingresso ed è questo fattore a condurci ad una completa destabilizzazione delle nostre effettive certezze. Ecco, forse, il motivo per cui la stessa Dorothy rilancia costantemente lo sguardo allo specchio alla ricerca della sua coetanea, la principessa Ozma: le due bambine, complementari ma distinte, continuano a salvarsi a vicenda durante l’intero svolgersi del film e a liberarsi dalle relative prigioni. Se Ozma libera Dorothy dalla clinica, materializzandosi affianco a lei dopo la prima apparizione allo specchio, Dorothy salva Ozma estraendone il fantasma da quello stesso specchio: spinge le mani oltre la soglia della specchiera, afferra l’amica e la rende viva. L’immagine frammentata prende dunque vita a fasi alterne, come a voler ricostruire la mente confusa di Dorothy che, con la ricerca di Ozma, sta probabilmente cercando quell’identità rassicurante, quello sguardo di risposta che confermerebbe che non è stato tutto frutto della sua, e della nostra, immaginazione e che l’avventura ad Oz è realmente accaduta. Una cosa è sicura: se l’apertura del film ci è parsa scioccante, il finale non ci regala risposte né certezze e ci riporta là da dove eravamo partiti, vicino a quella casa, su quel terreno desertico nel Kansas.